L’educazione somatica

VERSO LA CREAZIONE DI UN MODELLO INTEGRATIVO DI CURA E ASSISTENZA

L’apprendimento esperienziale e lo sviluppo dell’autoconsapevolezza attraverso il corpo sono gli aspetti fondanti su cui si costruisce il lavoro di educazione somatica. Essa offre un terreno favorevole all’instaurarsi del dialogo tra diversi soggetti coinvolti nel campo della cura e dell’assistenza sociale: istituzioni e comunità, professionisti e pazienti.

Attingendo sia dai saperi formali (trasmessi attraverso specifici insegnamenti che fanno riferimento a terapie convenzionali, psicoterapia, neuroscienze, fenomenologia, ecc.) sia dalle conoscenze informali (apprendimento esperienziale, consapevolezza corpo-mente, tecniche di danza, forme artistiche e creative), l’educazione somatica rappresenta un modello trasversale di assistenza, la cui forza proviene dal riconoscere le diversità da cui derivano le varie forme di comunità, per favorire poi la condivisione di competenze e partecipazione.

L’educazione somatica può diventare una risorsa per due gruppi di soggetti:

–       per professionisti del sistema sanitario in cerca di percorsi che li aiutino a comprendere e a interpretare l’esperienza multidimensionale dei pazienti, nonché la manifestazione dei loro bisogni speciali, e a individuare accurate risposte;

–       per soggetti nel campo dell’assistenza che, cercando altri mezzi per ampliare le proprie competenze oltre la concezione della malattia come « deficit », si dirigono verso una nuova prospettiva della salute, non normativa ma integrata e centrata sull’idea di benessere psicofisico.

Nella prospettiva dell’educazione somatica, funzionalità e disabilità sono viste nel quadro della complessa interazione tra condizioni di salute della persona, fattori contestuali e ambientali, come pure fattori personali.

Al centro è la persona e il suo mondo, dove la messa a fuoco è più sulla sua funzionalità che non sulle criticità o sulla malattia. La salute è considerata un processo in divenire, e non una condizione statica. Tutti gli aspetti della vita della persona (sviluppo, partecipazione, ambiente) sono punti di forza che l’individuo incorpora, compresi il contesto sociale e la rete di relazioni. I membri della comunità (famiglia, coetanei, prestatori di cura) sono fondamentali partner che condividono competenze e informazioni e contribuiscono alla costruzione della qualità di vita: il bisogno di cura genera comunità, tanto quanto la comunità genera forme di cura.

L’educazione somatica ha trovato una prima formalizzazione negli Stati Uniti, negli anni ‘70, per iniziativa del filosofo, e successivamente operatore somatico, Thomas Hanna, che ha raccolto sotto tale nome delle discipline praticate già all’inizio del XX secolo. Egli definisce il soma come corpo osservato in prima persona, cioè il corpo che il soggetto percepisce “dal di dentro” (Corpi in rivolta, 1970).

Provenendo dal campo dell’educazione somatica, il BMC è un approccio integrato al movimento, al corpo e allo sviluppo della consapevolezza. Si basa su uno studio esperienziale, e su processi di embodiment e di applicazione di principi anatomici, fisiologici, psicofisici e inerenti alle fasi di sviluppo in età evolutiva. Fa uso del movimento, della percezione tattile, della voce e della mente.

Come altri metodi educativi somatici, il BMC esplora aspetti qualitativi e relazionali del movimento e della sua espressione, portando alla luce l’unicità dell’esperienza senso-motoria e percettiva e quella dell’intelligenza di ciascun individuo. L’approccio è stato sviluppato dalla statunitense Bonnie Bainbridge Cohen, danzatrice, terapista occupazionale, che da più di 40 anni studia le origini evolutive del movimento, scoprendo e organizzando una vasta gamma di principi funzionali e di tecniche. Questo studio porta a una comprensione del corpo e della sua interrelazione con la mente.

Nell’affrontare tematiche relative ai bisogni speciali, l’approccio BMC all’educazione somatica mette in evidenza i seguenti punti:

–       l’empatia cenestesica come base della relazione inter-soggettiva (anche al di là di eventuali difficoltà di linguaggio verbale e comunicazione) poiché fornisce competenze essenziali a individuare e a monitorare bisogni individuali e collettivi;

–       la comprensione dello sviluppo del movimento in età evolutiva, in quanto fondamento dello sviluppo del sistema nervoso; e delle primissime fasi nei processi di apprendimento, a sostegno di attività cognitive più complesse e di successive acquisizioni.

–       la disabilità come diversa abilità, riconosciuta nel dispiegarsi di potenzialità creative che sono specifiche di ciascun individuo.

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